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sentimento organico

 

15' colore 2oo7 

di guido cionini

con giulia tagliaferri

suoni alessandro riccucci

voce over monica bauco

 
 

 

Col "bio-brand" la salubrità del prodotto è garantita. Al supermercato si trovano sugli scaffali dei prodotti "bio" niente male. Tra questi anche un insetticida polifunzionale generico, molto potente, chiamato BIO KILL; ma anche un detersivo per pavimenti: BIO GREEN LINE. Scegliere roba "bio" fa bene a tutto, alla salute della persona e all'ambiente. Oggi BIOLOGICO significa "rispettoso di ambienti, terre, persone, culture e animali". Se non sei "bio", sei out. Un meraviglioso equivoco che garantisce la crescita economica e morale di molti settori? Può darsi, ma noi siamo organici, non "bio".

 

Le tavole che facevano parte dell'installazione. 

 

Struttura Organica 2007 - Bio diario minimo del sentimento organico

Struttura Organica 2007 - Bio diario minimo del sentimento organico

Struttura Organica 2007 - Bio diario minimo del sentimento organico

Struttura Organica 2007 - Bio diario minimo del sentimento organico

 

 

 

 

Struttura Organica 2007 - Bio diario minimo del sentimento organico

Struttura Organica 2007 - Bio diario minimo del sentimento organico

Struttura Organica 2007 - Bio diario minimo del sentimento organico

 

 

 

 

 


 

 

"Bio-diario minimo del sentimento organico" è un buon titolo. "Bio Kill" sarebbe stato ancora più efficace, ma ha prevalso la linea morbida. Del resto il video è sufficientemente cattivo, non era opportuno caricare troppo il titolo. Indago, anche attraverso alcune stampe alloggiate vicino allo schermo, le ipocrisie dei mondi organici & bio. Non voglio dire che "organico" e "bio" siano la stessa cosa, tuttavia li ritengo, almeno, dei buoni vicini di casa. Definire qualcosa (un concetto, un'idea o che so io) ci dà l'illusione di aver tolto di mezzo tutto il resto. Ma attenzione, si corre il rischio di uccidere ciò che credevamo di definire.

 

Organico è ciò che si connette o proviene da organismi viventi, vegetali o animali. Ma non ho capito se l’estensione all’arte dell’organicità sia una tendenza dell’oggi, in the age of the so-called new media, oppure se si tratti di qualcosa di più profondo e strutturato. Si parla di arte organica, di architettura organica, di bio-arte, di arte e biologia, di arte transgenica. La prima impressione che ne ricavo è che il prefissoide “bio” viene utilizzato con quotidiana disinvoltura.

 

La forza delle opere “bio” genera sentimenti contrastati e ispira accostamenti trasversali. Per esempio, i close-up di un film porno, trattati in una certa maniera, potrebbero ottenere la certificazione “bio”? E i video didattici destinati ai tirocinanti degli ospedali, registrati nelle sale operatorie (toraci aperti e sanguinanti, pazienti più morti che vivi, il cuore che pulsa), potrebbero anch’essi attestarsi in ambito “bio”? Intanto al candido topo da laboratorio vengono iniettate sostanze attraverso lunghi aghi piantati nella schiena, ha gli occhi impauriti e arrossati. È “bio”? E un acquario? E un’ecografia all’addome o al fegato, per rimanere in ambito medicale?

 

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Sentimenti contrastati, ho detto. Perchè l’organico inganna. A prima vista sembrerebbe qualcosa di cui fidarsi: un amico fedele che ti conforta e ti tende la mano. Del resto la magia del vocabolo fa la sua parte: appena pronunciata la parola “organico” subito si spalanca davanti ai nostri occhi una primavera globale, si fa strada una visione neoromantica dell’universo. Come quando comperiamo del cibo “bio” al supermercato: abbiamo subito l’impressione di sentirci in salute e di aver compiuto una buona azione.Non si tratta di un precetto morale, di un’etica semmai. Come se nell’organico avessimo finalmente trovato la retta via. Ma è solo un augurio o c’è dell’altro? Ripeto: qualcosa di sostanziale o solo una forma?Abbiamo anche avuto il sospetto che nel sentimento organico s’insinuasse la nostalgia di un Manifesto, come naturale istinto di sopravvivenza, come reazione all’inevitabilità della saturazione degli stili. Insomma, una prova d’orgoglio, un tuffo anacronistico nei vapori del Novecento. A quel punto ci saremmo tirati indietro: meglio dirottare la struttura su una deriva “fashion”; un grande fuoco che si consuma in fretta, ma almeno più autentico.

 

 

 

(C) 2010 nexmedia.it _ Guido Cionini _ video